Spunti di riflessione
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(04/07/2010) - Corriere della Sera
Intercettato il sottomarino della coca.
Trenta metri, periscopio, aria condizionata: così i cartelli della droga tentano di portare gli stupefacenti negli Usa (clicca per visionare l’articolo)
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Il Governo penalizza i militari
Sono un militare monoreddito con moglie e tre figli a carico. Quando mi arruolai, nel 1980, avevo creduto a certi ideali come la Patria, l’onore, la Costituzione ecc. ecc. Bene, confesso con rammarico che questa classe politica, senza distinzione di colori e schieramenti, mi ha deluso, minando nelle fondamenta i sani principi che ogni buon cittadino militare dovrebbe avere. Questa ultima manovra, per noi militari, soprattutto dei gradi medio-bassi, è penalizzante, come una sorta di punizione e umiliazione che lo Stato vuole dare ai suoi più fedeli servitori, come se la causa di tutti i mali della nostra Italia fossero i militari.
Luciano Antonini ( da “Il Giornale” – la parola ai lettori – 17 giugno 2010)
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Soltanto i soldati non protestano mai
Protestano i giudici. Solo una categoria sta sempre zitta e,nonostante i tagli che fanno tremare le vene ai polsi, spazza la monnezza,piantona le discariche e rischia la pelle in Afghanistan: Il tutto nel siderale silenzio della nostra società civile, unicamente preoccupata della sicurezza della saracinesca del negozio di famiglia. Sono i soldati.
Corrado Rubeo (Da “Il Giornale” – La parola ai lettori – Domenica 13 giugno 2010)
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Così una piccola isola nebbiosa arrivò a dominare il mondo.
Paul Kennedy racconta l’ascesa e il declino della potenza navale britannica, da Enrico VIII a Orazio Nelson
Lo sbarco dei Mille a Marsala fu agevolato da due navi britanniche. La Royal Navy protesse Garibaldi anche mentre attraversava lo stretto di Messina. Il grande eroe aveva buoni motivi a sentirsi «il beniamino di questi signori dell’oceano». Essi dominavano sul Mediterraneo, vero «lago britannico», e veleggiavano indisturbati sui mari di tutto il globo. Grazie alla sua flotta, Londra aveva creato il più grande impero della storia. Il potere marittimo su scala mondiale permetteva alla Gran Bretagna di arricchirsi col commercio dei prodotti coloniali su cui deteneva il monopolio, tabacco, tè, caffè, zucchero, spezie.
E’ straordinario che un’isola con un limitato numero di abitanti sia riuscita a tenere in pugno il mondo per oltre due secoli. La storia di come è potuto succedere l’ha ricostruita Paul Kennedy con il volume Ascesa e declino della potenza navale britannica, pubblicato da Garzanti (536 pagine, 31 euro). Il primo a intuire l’importanza di una flotta fu Enrico VIII. Sua figlia Elisabetta ne godette i vantaggi. Le imprese corsare di Francis Drake le fruttarono ingenti tesori. E nel 1588 le navi della regina sbaragliarono l’Armada spagnola.
L’idea vincente fu quella che oggi verrebbe definita «sistema Paese». I mercantili delle compagnie commerciali, esposti all’aggressività dei pirati, venivano fatti viaggiare sotto la scorta di navi da guerra, che avevano anche il compito di neutralizzare la concorrenza degli olandesi, mercanti formidabili che nei primi decenni del Seicento dovettero cedere il primato a Oriente e a Occidente, dove New Amsterdam fu ribattezzata New York. Con la Francia lo scontro fu più lungo e impegnativo. Una svolta si ebbe con la guerra dei sette anni 1739-1748, i francesi persero il controllo dell’India e Londra estese la supremazia navale in Africa, Canada, Florida e isole delle Indie occidentali. Ma la flotta si rivelò inadeguata nel fronteggiare la Rivoluzione dei coloni americani. Serviva una campagna terrestre, ma William Pitt il Vecchio espresse considerazioni su cui forse gli americani di adesso dovrebbero riflettere: «Se li conquistate che otterrete? Non potete obbligarli a rispettarvi». Quando poi Nelson inflisse nel 1798 una dura lezione a Napoleone e sette anni dopo seguì la vittoria di Trafalgar, il predominio della Royal Navy divenne assoluto. Controllava l’accesso a tutti i mari. Per tenere d’occhio Capo Horn, nel 1833 prese possesso delle tre isole Falkland, che la Thatcher ha poi difeso mandando ancora la flotta. L’Ottocento fu il secolo della Pax Britannica. Ma il Novecento ha segnato il declino. Impossibile competere con gli Stati Uniti che mettono in campo 13 portaerei, ognuna con 5 mila uomini a bordo e un seguito di incrociatori lanciamissili, cacciatorpediniere, fregate, navi appoggio e sommergibili d’attacco.
Marco Nese dal Corriere della Sera del 3 maggio 2010
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Tintarella a seno nudo nel parco: multa
Prendeva il sole in topless in largo Marinai d’Italia: condannata a pagare 250 euro
Milano - Il fattaccio o giù di lì, a seni nudi nel parco sotto la canicola estiva, ben lontana da occhi indiscreti, è del luglio scorso. La condanna della scandalosa commessa, 38 anni e una quarta naturale, è invece storia dell’altra mattina, davanti a una giudice di pace che non ha voluto sentire ragioni. Non importa che la donna si fosse «pudicamente allontanata» dall’area dedicata ai bambini, non importa che fossero le due del pomeriggio e che in giro non ci fosse quasi nessuno, come ha continuato a ripetere la scostumata in senso tecnico per difendere la sua fedina penale. Alla fine non c’è stato nulla da fare, e la segnalazione del vigile urbano che l’estate scorsa l’era andata a cercare sull’erba di Largo Marinai d’Italia dopo la soffiata di un signore che passando di lì col cane non deve aver apprezzato il genere, è diventata una condanna per «atti contrari alla pubblica decenza», articolo 726 del Codice penale. La commessa, assistita dall’avvocato Marco De Giorgio, ricorrerà in Cassazione, ma per ora dovrà pagare una sanzione pecuniaria pari a 250 euro.
All’idroscalo, ha provato a difendersi la giovane commessa in udienza, le ragazze si tolgono il reggiseno e quasi quasi si mettono al sole senza nulla addosso. E che dire dei cartelloni pubblicitari in pieno centro città? E dei maliziosi spot passati in tivù ad ogni ora del giorno? Tutti bei discorsi, scivolati via come il suo reggiseno al sole sotto la canicola di luglio. Quando è arrivato il ghisa e, fischietto in mano, le ha ordinato: «Signorina, si componga».
Biagio Marsiglia - 19 aprile 2010
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ANSA (25/02/2010) - Presto le donne a bordo dei sottomarini nucleari U.S.N.
In una lettera inviata i giorni scorsi dal Segretario all Difesa USA, Robert Gates, ai parlamentari è inclusa l’informazione che la Marina ha preso la decisione sul via libera all’equipaggio misto a bordo dei sottomarini nucleari: le prime donne potrebbero prendervi imbarco già dal prossimo anno. Ora il Congresso, secondo la prassi americana, ha a disposizione trenta giorni per commentare la decisione della Marina. Viene così eliminato uno dei “paletti” che limitano i ruoli accessibili dalle donne nelle Forze Armate degli Stati Uniti. Esse compongono circa il 15% degli oltre 336 mila militari della US Navy e finora potevano imbarcarsi solamente sulle unità di superficie. Nel 2008 , per la prima volta, una donna ha raggiunto il grado di generale a quattro stelle.
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Un robot-sottomarino attraversa l’Atlantico (da Mer et Marine del 10/12/2009).
Per la prima volta un robot-sottomarino ha attraversato l’Oceano Atlantico, dagli Stati Uniti alla Spagna.
Messo a mare il 27 aprile scorso sulle coste del New Jersey da un gruppo di ricercatori e studenti della “Rutgers University”, il silurotto battezzato RU27 ma soprannominato “Il cavaliere rosso” è stato recuperato al largo delle coste spagnole il 4 dicembre. Il successivo 9 dicembre a Baiona, nella Galizia, un ministro del governo spagnolo l’ha restituito al responsabile dell’Ufficio scientifico e tecnologico della Casa Bianca.
Il Cavaliere Rosso, nel suo tragitto subacqueo, grazie ai sensori di cui era dotato, ha raccolto una gran massa di dati sull’ambiente circostante che ora saranno analizzati dalla comunità scientifica. Il robot, con la sua curiosa forma a missile, era propulso a batterie la cui elettricità ha anche consentito la trasmissione regolare dei dati durante tutta la traversata. Ha navigato seguendo le correnti marine percorrendo circa 7.400 kilometri in 221 giorni.
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La U.S. Navy ha deciso di contrastare la minaccia della pirateria in mare…

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Argentina, segreto di stato sui sottomarini di Hitler
Li chiamano i “sottomarini fantasma di Hitler”. Squali d’acciaio reduci delle campagne in Atlantico e scampati alla caccia alleata. I loro capitani alla fine della guerra, li avrebbero portati sulle coste dell’Argentina dove sono poi scomparsi. Forse a bordo c’erano anche dei gerarchi e, a sentire alcune versioni, persino Adolf Hitler ed Eva Braun. Una verità più semplice quella delle autorità. In Argentina sono arrivate, nel luglio 1945, solo due unità, lo U-977 e lo U-530. Casi ben noti, con gli equipaggi che si sono consegnati alla Marina. Ma esperti e ricercatori ritengono che il numero sia più alto. E hanno chiesto invano al governo argentino di aprire gli archivi. La risposta è stata l’opposizione del segreto di Stato.
Il possibile arrivo di un buon numero di U-Boot in Argentina è stato segnalato, alla fine del conflitto, da pescatori, militari e abitanti di villaggi costieri. Avvistamenti che si sono concentrati nel Golfo di San Matìas e in particolare nella Caleta de los Loros. Episodi verificatisi dopo la rresa del 977 e del 530, dunque doveva trattarsi di altri mezzi. In alcune occasioni, i sommergibili sono stati insigniti dalle Marine della regione riuscendo però a seminare le navi. Negli anni 70, poi, sono giunte a un giornale due lettere di presunti comandanti di sottomarini tedeschi che raccontavano di un’audace fuga organizzata dal Terzo Reich. Hitler avrebbe ordinato che 10 battelli della classe XXI partissero alla volta dell’Argentina. Solo sei sarebbero riusciti alla missione. Gli equipaggi avrebbero autoaffondato le unità per poi sbarcare sulle coste della Patagonia.
Nel 1996, l’allora presidente argentino Menem crea una commissione di inchiesta. L’anno seguente scatta l’Operazione Calypso, affidata alla Marina argentina con l’appoggio di aerei anti-sommergibile.
Le ricerche si concentrano a San Matias e durante le perlustrazioni viene captata la presenza di anomalie magnetiche. Sono i resti dei sottomarini ? La replica dei militari è negativa: non vi è alcuna traccia di unità affondate. Posizione che viene ribadita anche successivamente e protetta dalla decisione di non rendere pubblici i documenti degli archivi.
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Israele alza il velo sul suo sottomarino ‘ANTI-IRAN’ (di Aldo Baquis)
HAIFA - Quando il 29 giugno i bagnanti di Eilat (Mar Rosso) hanno visto levarsi dalle onde la sagoma di un sottomarino israeliano, hanno pensato ad un miraggio. La sua fotografia, subito rilanciata su un sito di questioni militari, é stata inizialmente ritenuta un fotomontaggio. Ma poche ore dopo sarebbe venuta la conferma: un sottomarino israeliano aveva effettivamente lasciato il porto di Haifa, era passato dal canale di Suez con l’assenso egiziano ed aveva partecipato ad esercitazioni nel Mar Rosso, per poi rientrare alla base.
L’episodio ha destato un grande interesse a livello internazionale. Alcuni analisti hanno affermato che esso dimostrerebbe un crescente coordinamento israelo-egiziano, in funzione anti-Iran. In un eventuale conflitto fra Israele e Iran proprio i sommergibili, secondo gli esperti, potrebbero svolgere un ruolo di primo piano. Ieri, in un incontro con la stampa estera nella base della marina militare di Haifa, un’alta fonte militare ha detto che quell’attraversamento del canale di Suez non è stato il primo. E cosa poteva dire di altre informazioni secondo cui di recente anche una corvetta lanciamissili Saar 5 era stata avvistata nel mar Rosso? “Il Mar Rosso - ha risposto, in termini generali - é per noi un’area di operazione che dobbiamo studiare e dove svolgiamo attività di routine”.
La marina israeliana, afferma il Centro di studi strategici di Tel Aviv (Inss), dispone di tre sottomarini di produzione tedesca: ‘Dolphin’ (delfino), ‘Leviathan’ (balena) e ‘Tkuma’ (risurrezione). Ad essi se ne aggiungeranno in un prossimo futuro altri due, pure di produzione tedesca. La consegna dei primi tre, avvenuta nella seconda metà degli anni Novanta, fu vista come un gesto di riparazione della Germania verso Israele per aver assistito l’industria bellica del presidente iracheno Saddam Hussein.
Si tratta, viene spiegato a Haifa, di sottomarini ‘high-tech’ che uniscono il meglio delle conoscenze marine accumulate dall’industria tedesca con le più recenti elaborazioni israeliane nei sistemi di navigazione, di comunicazione e di Esm (mezzi di sostegno elettronico). Nascosto dietro ad occhiali da sole in cui si rispecchiano il porto di Haifa e il monte Carmelo, il comandante di uno dei sottomarini spiega che, se necessario, il Dolphin può procedere a centinaia di metri sotto il livello del mare. Ne va molto fiero: ha partecipato ad esercitazioni con altre marine militari, dando sempre ottimi risultati. Accenna ai due sommergibili che spuntano dall’acqua, lunghi 60 metri, ne decanta i “sonar eccellenti”, i sofisticati periscopi, il tubo “shnorkel” per il rifornimento di aria pura. Per un mezzo da combattimento così formidabile occorre un equipaggio fuori dal comune: una cinquantina di uomini, volontari, addestrati per un anno in specializzazioni diverse come elettronica, navigazione, ingegneria, utilizzazione delle armi. L’aspetto psicologico è prioritario: “Devono essere - elenca - intelligenti, tranquilli, non aggressivi”. Accade che per settimane non vedano la luce del sole. Entrare nel sottomarino non è possibile. Fotografarlo, nemmeno. E le informazioni della stampa estera sulle sue asserite capacità non convenzionali ? “Abbiamo missili Harpoon americani e torpedini tedesche” risponde l’ufficiale, per poi sprofondare in abissi di discrezione.
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La letteratura italiana – Tanti santi e poeti ma nessun navigatore (Articolo di Giuseppe Conte)
Gli Italiani di oggi non amano raccontare storie di navi e avventure oceaniche, non hanno una tradizione di romanzo marinaresco, sembra che ormai questa santa ed immensa parola “mare” non evochi nella loro mente che spiagge e vacanze. Peccato. Su quattro dei massimi uomini di mare di tutti i tempi evocati ma Melville in una pagina del suo “Billy Bud” uno è italiano. Insieme a don Giovanni d’Austria, che sconfisse i Turchi nella battaglia epocale di Lepanto, a Maarten van Tromp, eroico capitano olandese che una canzone del suo tempo ricorda come “ coraggioso protettore/ della navigazione e del libero mare/ servitore di una libera terra”, a Jean Bart, proverbiale corsaro francese a caccia di naviglio olandese ed inglese, c’è il nostro Andrea Doria, ligure, che preferì ricostituire Genova in libera repubblica che diventarne il Duca. Il mare alleva eroi della libertà..(..) Vicino ad Andrea Doria l’Italia espresse una quantità impressionante di navigatori: da Cristoforo Colombo ad Amerigo Vespucci, dai fratelli Caboto a Giovanni da Verrazzano, tutti nomi destinati ad entrare nelle carte geografiche, in quelle topografiche , nel gergo marinaresco. Eppure, nessuno scrittore italiano ha creato eroi del mare in opere letterarie lontanamente paragonabili a quelle di Herman Melville o di Robert Stevenson o di Joseph Conrad. Quella americana ed inglese è una tradizione formidabile.”
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Quando il cuore batteva a Mogadiscio (di Carlo Rossella)
“Nella primavera del 1988 fui uno degli ultimi reporter a intervistare il Generale Mohamed Siad Barre, presidente della Somalia…. Al potere dal golpe del 1969… deposto da una rivolta islamista alla fine del 1990, aveva garantito al Paese una certa stabilità ed era stato molto amico dell’Italia…. Parlava un ottimo italiano, era un laico, non amava i fanatismi, ammirava i nostri carabinieri ed aveva simpatia per i missionari cattolici. Negli anni Settanta la Mogadiscio di Siad Barre era deliziosa….. romantica, profumata di gelsomini e colorata di bougainville. Ritornai in città nel 1993, dopo il caos. Tutto quello che avevo vissuto ed apprezzato non c’era più: rovine, guerra di clan, terrore, sangue, macerie…. un territorio senza legge , terra di conquista dei criminali terroristi di Al Qaeda… Può l’Occidente permettersi di lasciare andare alla deriva la Somalia con i suoi 10 milioni di abitanti? La risposta è NO. Nel 1993 gli occidentali fuggirono da Mogadiscio, americani compresi: Ora è il momento di tornare, ma in forze e con l’intenzione di fare piazza pulita dei terroristi. La Somalia va ricolonizzata. Le tre grandi potenze, Italia, Francia e Gran Bretagna, che avevano colonizzato il paese in passato, devono rientrare in scena guidando un forte corpo di spedizione europeo capace di porre fine “manu militari” al caos, installare una amministrazione fiduciaria degli stati impegnati in grado di ricostruire lo stato…. Basterà un decennio per normalizzare il paese e ridare serenità ai suoi abitanti”.
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Non facili da comandare ma coraggiosi e generosi. (da “La parola ai lettori” su “Il Giornale “ del 31 maggio 2009)
Egregio Direttore, da vecchio ed affezionato lettore vorrei dare un piccolo contributo alla migliore conoscenza della “militarità” degli Italiani. Fino al 2005 ho comandato soldati italiani per quasi quarant’anni, in Italia ed all’estero, e posso dire con assoluta convinzione che sono tra i migliori soldati del mondo. Non ricordo un solo episodio, anche quando c’era il servizio di leva, in cui abbia dovuto sollecitare un soldato in momenti di pericolo: molto spesso, al contrario, ho dovuto frenare la loro generosità e il loro coraggio. Non sono soldati facili da comandare, vogliono capire, vogliono sapere. Non affidano la loro vita al primo venuto e vogliono essere convinti della bontà di quello che fanno. Inoltre, si affezionano ai loro Comandanti se questi danno l’esempio e sono giusti. Se ciò avviene, li seguono in capo al mondo. Figli di una società che rifiuta o ha dimenticato i concetti di eroismo, onore militare, dovere, Patria, le loro virtù militari sono talmente ignorate e anche per questo il loro sussistere ha del miracoloso ma conferma la qualità profonda del nostro popolo.”
Luigi Chiavarelli - Generale di Corpo d’Armata
Risponde il Direttore del quotidiano, Mario Giordano: “Sulle qualità profonde del nostro popolo non abbiamo dubbi. Secondo me, bisognerebbe educarle un po’ di più, però”.
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